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Provvedimento in tema di
ingiusta detenzione

CORTE di APPELLO di BARI
-II^ sezione penale-

118/03 Ing. set
Rep. 888

 

Riunita in camera di consiglio in persona dei seguenti magistrati:
Dott. Clelia Galantino   - Presidente relatore
Dott. Maria Iacovone - Consigliere
Dott. Salvatore Russetti - Consigliere
Letta l’istanza presentata in data 11/12/2003 da XXXX, difeso dagli avvocati Ernesto Cianciola e Vito Plantamura, finalizzata ad ottenere la riparazione per l’ingiusta detenzione cui il menzionato fu sottoposto dal giorno 8/08/2002 - data in cui gli fu notificata, in Las Palmas de Tenerife 1, l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari il 31/01/2002 (con la quale gli vennero addebitati i reati di partecipazione ad associazione di tipo mafioso e di concorso nell’illecita permanenza in Italia di cittadini cinesi immigrati clandestinamente) al 17/042003 (data del provvedimento di revoca della suddetta misura detentiva, emesso dal G.I.P. di Bari, a seguito di nota della Squadra Mobile, datata 8/04/2003);
Letto il provvedimento del G.I.P. del Tribunale di Bari, in data 28/08/2003, con cui il giudicante disponeva l’archiviazione del procedimento in riferimento al XXXX “trattandosi di persona diversa dall’indagato”;
Rilevata l’ammissibilità della richiesta, presentata nel termine prescritto dall’art. 315 c.p.p.;
Convocate le parti per l’udienza camerale del giorno 9/11/2004 ed ascoltate le conclusioni, trascritte in separato verbale;
Letta l’ulteriore documentazione prodotta dal difensore i1 16/11/2004;
Letto il provvedimento reso in data 7/12/2004, con il quale stato richiesto alla Squadra Mobile della Questura di Bari di produrre gli allegati n. 3 e 5 alla nota della Questura di Reggio Emilia relativi al passaporto presentato in albergo della persona sottoposta ad indagine ed alla presenza dell’istante alla cerimonia nuziale del ricercato;
Acquisita detta documentazione all’udienza del 15/03/2005;
Rinnovata l’attività istruttoria, atteso l’intervenuto decesso del Presidente Lofoco; ascoltato l’ispettore Francesco Sciacovelli, all’udienza del 30/05/2005 e disposta l’acquisizione in originate della documentazione fotografica; all’odierna udienza, acquisita fotografia del richiedente e passaporto del medesimo, ascoltate le conclusioni delle parti, la Corte

OSSERVA

L’attento esame della documentazione consente di rilevare che la persona da identificare esibì, nell’albergo in cui trascorse la prima notte di nozze, il passaporto n. 14957267, rilasciato in data 5/12/2000 a nome di XXXX, nato in Cina il 28/12/1975. Tale dato trasse in inganno gli investigatori, che identificarono in XXXX, colui nei cui confronti svolgevano indagini. La Questura segnalava, con la nota 8/04/2003, indicata nel provvedimento della Code datato 7/13/2004, che la persona da identificare, per evitare d’essere identificato, usava la documentazione di associati all’organizzazione di tipo mafioso cui aderiva e che richiedente partecipò al matrimonio dell’individuo non noto. Per tale ragione, potendosi ipotizzare connivenza tra l’istante ed il suddetto individuo, la Code ha disposto l’acquisizione della documentazione citata nella su-indicata nota della Questura.
La verifica ha portato a rilevare che il passaporto esibito in albergo dal ricercato reca numero diverso da quello – 144392824 - che si legge sul documento per l’espatrio del richiedente, che quest’ultimo risulta rilasciato il 28/12/1998, data diversa rispetto a quella del passaporto esibito dall’indagato ed infine che le generalità del XXXX, nato il 28/12/1975, sono diverse da quelle indicate nel documento esibito dall’individuo da identificare. A tanto deve aggiungersi che l’esame della documentazione fotografica relativa al matrimonio del suddetto evidenzia che il soggetto riconosciuto dagli inquirenti, raffigurato nell’immagine contraddistinta dal n. 33, ha caratteristiche fisiche - è ben evidente che Ia persona da identificare ha i padiglioni auricolari discostati dal capo - che non si ravvisano nell’immagine fotografica del richiedente, né nella fotografia autenticata dal notaio, né in quella apposta sul passaporto innanzi indicato.
Ne consegue che non sussistono elementi per ipotizzare che XXXX possa aver fornito al ricercato il proprio passaporto (come ipotizzato dagli inquirenti) o almeno dati relativi allo stesso e deve conseguentemente escludersi che medesimo possa aver causato, quanto meno per colpa grave, la detenzione subita.
Accertato il diritto del XXXX ad ottenere l’indennizzo, quanto alla quantificazione del dovuto, la Corte, uniformandosi al prevalente orientamento giurisprudenziale, osserva che la somma da liquidare deve essere determinate con criteri equitativi, che tengano conto del rapporto fra la massima entità prevista per la riparazione –euro 516.456,90- la durata massima della custodia cautelare prevista, indipendentemente dal titolo del reato (dal titolo del reato) contestato –anni sei di reclusione, equivalenti a giorni 2.190- e la durata della detenzione ingiustamente sofferta –giorni 252, nel caso in esame-, ma anche degli altri effetti pregiudizievoli, personali e familiari, conseguenti alla privazione della libertà, con riguardo
alle qualità personali e professionali ed al discredito sociale subito dall’istante.
In attuazione dei su esposti principi, la Corte liquida la somma di euro 59429,16, per i giorni di ingiusta detenzione inframuraria (euro 516.457:2.190 = euro 235,83 al giorno; euro 235,83x252 = euro 59.429,16)
La Corte, rilevato che il XXXX a seguito dell’arresto subito in data 8/08/2002 fu licenziato il 12/08/2002, come provato dalla certificazione “Informe de vida laboral” prodotta dalla difesa, e che il predetto percepiva una retribuzione mensile pari ad euro 573,12 dalla ditta “Promociones Art. Y Fot. Canarias” ove lavorava, come da documentazione in atti, riconosce l’ulteriore danno conseguente al lucro cessante, liquidando lo stesso nella misura del 25% dell’indennizzo quantificato per la detenzione inframuraria, come richiesto nell’istanza. Ne consegue che al richiedente va riconosciuta la complessiva somma di euro 74.286,45 per danno materiale (euro 59.429,16+14.857,29, quest’ultima equivalente al 25% dell’indennità per la detenzione).
In riferimento al danno morale subito dal XXXX (per la sofferenza fisica e psichica avvertita a seguito dell’ingiusta reclusione –si consideri che il suddetto aveva appena avuto una bambina, come provato dalla documentazione prodotta­ per la pena di essersi sentito responsabile dell’apprensione dei propri familiari nonché per il discredito sociale personalmente subito) la Corte quantifica la somma dovuta, tenuto conto dei comuni criteri civilistici seguiti dalla giurisprudenza di merito, nella meta dell’ammontare complessivo delle altre “voci di danno” e quindi in euro 37.143,23, e liquida pertanto la complessiva somma di euro 111.429,68.
Letti gli artt. 314 e 315 c.p.p.: accoglie per quanto di ragione- la domanda di indennizzo per ingiusta detenzione proposta dal XXXX e liquida in suo favore la complessiva somma di euro 111.429,68, oltre interessi legali dalla data di definitività del presente provvedimento, fino al soddisfo, che pone a carico del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Dispone la comunicazione del provvedimento al Procuratore Generale in sede, per l’annotazione sul foglio matricolare.
Cosi deciso in Bari, nella camera di consiglio della seconda sezione
penale della Corte di Appello, il 22 luglio 2005.


IL CONSIGLIERE IL PRESIDENTE f.f. IL CONSIGLIERE
Dott. Maria Iacovone Dott. Clelia Galantino Dott. Salvatore Russetti


DEPOSITATA IN SEGRETERIA
IL 22 LUGLIO 2005
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL CANCELLIERE
Dott.ssa Angela MODUGNO


1) V. nota Questura di Bari datata 08/04/2003, depositata dal difensore all’udienza del 16/11/2004.

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