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TRIBUNALE DI TRANI
* Sezione Lavoro *

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N. 3191/06 SENT. B
N. 880/A/02 R.G.L.
N. 7764/06 CRON.


SENTENZA


nella causa iscritta al numero 880/A/02 ex R.G. Trib.. Lav. di Trani in data 27.02.02 e vertente

TRA

XXX - ricorrente -
rappresentato e difeso dagli avv.ti YYY, WWW, ZZZ per mandato a margine del ricorso, elettivamente domiciliato presso lo studio dell'avvocato ZZZ

E

A.U.S.L./BA-1      E GESTIONE LIQUIDATORIA DELLA EX U.S.L. BA/5
- resistenti ‑
In persona del Direttore Generale, nonché del Commissario Liquidatore pro - tempore, rappresentati e difesi, per mandato in calce al ricorso notificato, dall'avv. E. Cianciola

E

Regione Puglia     - resistente‑
In persona del Presidente della G. R. p.t., rapp.to e difeso dall' avv. UUU e VVV, per mandato in calce alla copia notificata del ricorso e domiciliato in Trani, c/o la Cancelleria del Tribunale.
OGGETTO: Pagamento risarcimento danni da pronta disponibilità.
CONCLUSIONI DELLE PARTI: All'odierna udienza i procuratori delle parti concludevano come da verbale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con il presente ricorso l'istante, quale dipendente della AUSL BA/1 e, ancor prima della soppressa USL BA/5, premesso che in ossequio a disposizioni di carattere interno e, comunque, per garantire che il servizio fosse svolto senza soluzione di continuità ha da sempre prestato e, continua a farlo tuttora la propria attività lavorativa relativa alla c.d. "pronta disponibilità" in giorno festivo, senza mai godere del prescritto riposo compensativo, come previsto dalla contrattazione collettiva in materia e, superando la durata delle ore contrattualmente prevista, promuoveva azione di accertamento dell'illegittimità del comportamento tenuto dalle Aziende sanitarie di competenza e di condanna generica a titolo di pagamento del compenso, ma anche di risarcimento di tutti i danni subiti dal lavoratore per non aver questi potuto usufruire del riposo compensativo per ogni singolo turno di pronta disponibilità.

Riteneva che fonte di presunzione assoluta sull' an dell' avanzata richiesta, rinviene proprio dal dettato costituzionale dell' art. 36 Cost. e che la quantificazione dello stesso potesse essere fatta nella misura pari a 3 o, in via subordinata, a 2 giornate lavorative per ciascun riposo non goduto. Chiedeva quindi la condanna in solido o, comunque alternativamente, delle tre resistenti a quanto, con le modalità innanzi precisate, con il favore delle spese di lite da distrarsi.

Si costituiva l'A.U.S.L./Ba 1 e la gestione liquidatoria della U.S.L. BA/5, deducendo la nullità del ricorso e, nel merito, l'infondatezza dello stesso, nonché, la sua improcedibilità, non potendo farsi carico alle AA:SS:LL: di nuova costituzione dei crediti delle precedenti USL.

Eccepiva altresì la prescrizione estintiva quinquennale ex art. 2947 cc, del preteso diritto e, nel merito, infondatezza della domanda di cui se ne chiedeva rigetto anche sul rilievo che  indennità sostitutiva del servizio di pronta disponibilità ha natura retributiva e non risarcitoria.

Si costituiva invece, la Regione Puglia, eccependo il difetto di giurisdizione del Giudice adito, nonché inammissibilità parziale del ricorso per intervenuta decadenza; sempre in via preliminare, il difetto di legittimazione passiva della Regione, nonché, nel merito, l’infondatezza della domanda per carenza di prova e per inadempimento non imputabile all' amministrazione.

La causa era rinviata, senza lo svolgimento di alcuna attività istruttoria, sul presupposto che pendevano trattative per il bonario componimento del giudizio ma, datosi che le stesse, a distanza di un cospicuo lasso di tempo, non parevano mai trovare concretezza e, avendo nelle more, questo Giudice, mandato in decisione cause analoghe, anche al fine di non creare disparità di trattamento in ordine ai diversi difensori incaricati di questa materia "seriale", alla udienza odierna, sulle rassegnate conclusioni delle parti, la causa veniva decisa con dispositivo del quale si dava lettura.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il presente ricorso e infondato e va pertanto rigettato.
Preliminarmente va affermata la giurisdizione del giudice adito, in quanto la pretesa dell'odierno ricorrente sarebbe frutto di una condotta posta in essere dall'AUSL resistente e che perdura tuttora e che, per come l’azione e stata promossa, non mette in discussione un provvedimento di organizzazione di un servizio pubblico, ma contesta il mancato riconoscimento al diritto soggettivo che secondo la prospettazione attorea ne consegue al risarcimento dei danni conseguiti.

Sempre in via preliminare va dichiarato i1 difetto di legittimazione passiva della Regione Puglia e dell' azienda convenuta, in ordine agli eventuali danni riferibili a tutto il 31.12.1994, che invece fanno capo alla Gestione Liquidatoria della soppressa USL BA/1, che pur sembrerebbe convenuta dal testo dell' atto di ricorso, ma per la quale in realtà, difetta agli atti la prova dell' avvenuta notifica, per cui e impossibile dichiararne la contumacia. A riguardo, occorre rilevare, come la Regione Puglia, con propria Legge regionale, n. 1/98, art. 6 abbia statuito che "i debiti delle gestioni liquidatorie delle soppresse UU.SS.LL. nonché i relativi atti esecutivi gravano unicamente sulle dotazioni finanziarie aventi tale specifica destinazione e appositamente costituiti presso gli Istituti tesorieri delle nuove AA.UU.SS.LL.".

Con L. R. 1/04 e stato poi modificato detto art. 6 al quale e stato aggiunto un comma 2 bis che esclude definitivamente "ogni legittimazione passiva, sostanziale e processuale della Regione per l’eventuale residuo passivo conseguente alla chiusura delle gestioni liquidatorie, circostanza questa che depone per l’accoglimento dell' eccezione preliminare di difetto di legittimazione passiva avanzata dalla Regione Puglia, con compensazione, nei suoi confronti, delle spese di lite.

Supporto a tale tesi rinviene anche dalla sentenza a sezioni Unite 26.02.1999, n. 102, in cui e espressamente detto che, la gestione liquidatoria, "e strutturalmente e finalisticamente diversa dall' ente subentrante (Regione) ed e individuata nell' officio responsabile della medesima Usl BA/1. Essa "usufruisce della soggettività dell'ente soppresso, che viene prolungata durante la fase liquidatoria, ed e rappresentata dal direttore generale della nuova azienda sanitaria nella veste di commissario liquidatore".

A tale orientamento ha aderito anche il Tribunale di Bari, che ha confermato la confluenza degli enti soppressi nell' organizzazione non della Regione, ma dei nuovi enti (così sent. 2468/99 e 1433/02).

Detta conclusione va infine confermata dalla sentenza della Corte Cost. 31.03.2000, n. 89 (in Foro it. 2000, I, c. 2435 ss.), la quale, nel dichiarare infondata la questione di legittimità costituzionale delle leggi della Regione Basilicata, 24.12.1994, n. 50, art. 4 I co. e 10.06.1996, n. 27, art. 49, I co., nella parte in cui individuano nelle aziende unità sanitarie locali i soggetti passivi delle obbligazioni sorte a carico delle, soppresse unità sanitarie locali, "ha confermato che la ratio delle disposizioni, che, a partire dagli art. 3 e 5 d. leg. 502/92 si sono susseguite sino alla 1. 21/97, e quella di tenere separata attività di accertamento delle obbligazioni che si riferiscono alle cessate Usl, da quelle relative alle neoistituite Ausl, al fine di evitare quella confusione tra le diverse masse patrimoniali che impedirebbero ai nuovi enti di partire, per così dire, da zero".

Passando all'esame del merito della domanda, la stessa va rigettata, invero parte ricorrente, parte da una serie di presupposti non condivisibili né in fatto, né in diritto Occorre, in realtà, far riferimento alla disciplina di cui all' art. 18 del dpr n. 270 del 1987, richiamata dall' art. 44 del CCNL dell' 01.9.1995 applicabile alla fattispecie ratione temporis.

Al riguardo, come evidenziato anche con efficace semplicità dal Tribunale di Taranto, nella recente sentenza del 21.02.06, le cui conclusioni si ritengono pienamente condivisibili, "occorre evidenziare che la vicenda in esame non ha nulla a che vedere con la questione relativa al riposo settimanale, ossia al diritto del dipendente di usufruire di una giornata di riposo dopo sei giorni lavorativi, circostanza questa... fondata sull'erroneo presupposto dell' equiparazione tra servizio di pronta disponibilità e giornata lavorativa.

La disciplina prima richiamata prevede la corresponsione di una indennità per le giornate destinate al servizio di pronta disponibilità ( art. 18, co. 6 cit.); tale indennità compensa il disagio derivante dallo stato di attesa del dipendente e none equiparabile ad una giornata lavorativa, tanto che nulla compete oltre la predetta indennità se il giorno destinato alla reperibilità non coincide con una giornata festiva. Peraltro, in caso di coincidenza, è dovuto un riposo compensativo, ma senza riduzione del debito orario settimanale (co. 5, cit.): anche in questa ipotesi, quindi, il riposo è attribuito non per il recupero delle energie, stante intangibilità dell'orario di lavoro settimanale, ma sempre per indennizzare lo stato di attesa, in questo caso relativo a giornata festiva. La concessione o meno in questo caso del riposo compensativo riverbera quindi i propri effetti solo sull' articolazione dell' orario di lavoro settimanale che, nel suo complesso, resta immutato quanto all’entità delle ore destinate alla prestazione lavorativa.

Ne consegue che la prestazione del servizio di disponibilità non dà diritto al riposo nel senso voluto dal ricorrente, vale a dire alla concessione di una giornata di riposo retribuita con conseguente riduzione dell'entità della prestazione lavorativa dovuta: la fattispecie in esame non può pertanto essere compresa nelle ipotesi di prestazioni di lavoro rese oltre il normale orario di lavoro, in particolare quello reso nelle giornate festive o destinate al riposo, con la conseguenza che non è ravvisabile un danno da usura psico-fisica (quello alla salute e in radice escluso dalla mancanza di prova su una specifica patologia casualmente riferibile all'attività svolta).

Di conseguenza è infondata la pretesa di ottenere il pagamento di una somma aggiuntiva a quella erogata per le prestazioni rese nel giorno destinato al riposo compensativo, in quanto la immutabilità del debito orario settimanale non consente di ritenere come ore lavorate in più quelle comunque rientranti nell' orario settimanale".

Giova anche osservare, che la Cassazione, si è interessata della legittimità o meno della prestazione del servizio di reperibilità, nelle giornate festive, normalmente dedicate al riposo settimanale, arrivando a considerazioni anche contrastanti, ma comunque per molti aspetti interessanti e condivisibili. Con sentenza n. 4940 dell' 87 ha escluso la legittimità di detta prestazione, ove non si faccia luogo a riposo compensativo, perché obbligo di reperibilità impedirebbe, in concreto, il godimento del riposo medesimo. Con una successiva e più recente pronuncia, la n. 9468 del 1991, ne ritiene invece la legittimità sul presupposto inverso che obbligo in questione, limiti tale godimento, ma non lo escluda del tutto. Secondo quest'ultima sentenza, residua solamente, a favore del lavoratore, il diritto ad un qualche compenso economico, inferiore, peraltro, a quello spettante a chi abbia prestato un'attività effettiva, in giorno festivo. Godimento del giorno di riposo e producendo un sacrificio che, seppur differente da quello derivante dall' esecuzione della prestazione lavorativa, deve essere

Tale tesi è pienamente condivisibile, in quanto, la reperibilità, prevista dalla normativa collettiva, è in realtà una prestazione diversa da quella lavorativa in senso stretto e, se mai accessoria e complementare alla stessa, in quanto consiste nell' obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori dal proprio orario di lavoro, in vista di un'eventuale prestazione lavorativa e di raggiungere in breve lasso di tempo il luogo di lavoro per eseguire la prestazione richiesta. Pertanto, è ovvio che può limitare soltanto, ma non escludere del tutto il diritto al godimento del riposo settimanale, e per cui dovrebbe essere compensato con trattamento proporziona alla minore restrizione della liberta del lavoratore, perciò, in maniera inferiore rispetto quanto il lavoratore viene effettivamente chiamato e svolge effettivamente prestazione.

Si veda alto stato, oltre ad altri riferimenti giurisprudenziali, anche sent. TAR Lecce, II sez., n. 519 del 23.02.01, secondo la quale, ove “… nell'effettuazione del turno di disponibilità il lavoratore non sia chiamato ad intervenire e, quindi, ad eseguire la prestazione lavorativa, non è possibile assimilare il suo stato di "reperibile" all’effettiva esecuzione della prestazione, che resta meramente eventuale… . Ciò nondimeno, lo stato di "disponibile" determina inevitabilmente una limitazione della libertà personale interferendo con le concrete modalità di comunque compensato. A tal fine infatti, la disciplina collettiva del personale sanitario prevede una "indennità cumulativa" per il servizio di pronta disponibilità, la cui ratio e evidentemente quella di ristorare lavoratore del sacrificio sopportato".

Considerato, quindi, come puntualmente fa rilevare la Regione Puglia, nel proprie note, che "attribuzione del riposo compensativo non si traduce senz' altro una utilità per il lavoratore che, viceversa, potrebbe non voler usufruire dello stesso preferendo, cosi mantenere immutata la prestazione oraria in tutti i giorni del settimana, si ritiene che la norma in esame non sia necessariamente fonte di obbligo per l’Amministrazione sanitaria, ma piuttosto attribuisca al lavoratore la facoltà di adempiere e, quindi, liberarsi dall'obbligazione, eseguendo una prestazione diversa, sotto il profilo dell'articolazione oraria, da quella originariamente dedotta nell’obbligazione lavorativa" (sent. TAR innanzi richiamata).

La norma contrattuale, pertanto, non può ritenersi che attribuisca al lavoratore che abbia prestato "la reperibilità passiva" in un giorno festivo un diritto di credito al riposo compensativo con conseguente obbligo dell'Amministrazione sanitaria ad adempiere, bensì attribuisce un diritto potestativo di fronte al quale Amministrazione è in stato di soggezione, non dovendo lei scegliere, ma solo prendere atto della scelta effettuata dal dipendente. Ne consegue che Amministrazione assumerebbe un comportamento illecito, solo se impedisse al dipendente di avvalersi di suddetta facoltà, ma i presenti ricorsi, non forniscono, tutti, alcuna indicazione su eventuali comportamenti della P.A., né, risulta provato che il ricorrente abbia mai manifestato all' Amministrazione stessa la volontà di adempiere la prestazione esercitando la facoltà prevista dalla disciplina collettiva. Manca, infatti, agli atti del giudizio la prova che il ricorrente abbia richiesto alla sua amministrazione di concordare la giornata di riposo compensativo.

Quanto precede depone per il rigetto della domanda.
Considerata la novità della materia trattata si ritiene che ricorrano opportuni motivi per compensare, per intero, fra le parti, le spese di lite.

P.Q.M.

Il Giudice del Tribunale di Trani, Sezione Lavoro, definitivamente decidendo presente ricorso, cosi provvede:

  • dichiara il difetto di legittimazione passiva della Regione Puglia;
  • dichiara il difetto di legittimazione passiva dell' AUSL BA/1 per le competenze richieste lino a tutto it 31.12.1994;
  • rigetta la domanda;
  • spese compensate.
Trani, lì 15.05.2006

 

Il Giudice de Lavoro

Dr.ssa Maria Antonietta La Notte Chirone

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