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Provvedimento di revoca di dichiarazione di fallimento

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N. 5271 SENT.
N-. 15030 CRON.
N. 7170 REP.
        

Il Tribunale di Bari - IV Sezione civile - con l'intervento dei signori Magistrati:

Dott. Saverio Nanna (Presidente rel.)
Dott. Gianfrarico Castellaneta (Giudice)
Dott. Nicola Magaletti (Giudice)

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta sul ruolo generale affari contenziosi sotto il numero d'ordine 2019/89       

TRA

XXXXX
elettivamente domiciliato in Bari presso e nello studio dell'avv. Ernesto Cianciola, dal quale rappresentato e difeso

- OPPONENTE -

E

CURATELA FALLIMENTO XXXXX
YYYYY

- OPPOSTI CONTUMACI -

***************

All'udienza collegiale del 24/10/94 la causa passava in decisione sulle conclusione del procuratore
dell'opponente, the qui di seguito si riportano:

 (da verb. di ud. del 28/10/93)
“Precisa, pertanto, le proprie conclusioni riportandosi ai propri scritti difensivi nonché ai precedenti verbali di causa chiedendone l'integrale accoglimento con vittoria di spese, competenze ed onorario.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione, notificato il 4 aprile 1989, XXXXX proponeva opposizione avverso la sentenza del 20/3/89, con cui il Tribunale di Bari aveva dichiarato il fallimento della sua omonima ditta individuale, convenendo in giudizio dinanzi lo - stesso Tribunale la curatela del fallimento e, quale litisconsorte necessario, la ditta individuale “YYYYYYY”, in persona della titolare YYYYY, che aveva proposto istanza di fallimento.
Faceva presente che il preteso credito di lire 18.342.000, fondato su titoli cambiari, era in realtà di £. 6.692.000, di cui una parte era stata già pagata con assegno bancario n. 6657074 del 30/11/86, tratto sulla Banca Popolare Coop. di Crotone - Filiale di Davoli Marina, sicché il debito effettivamente residuo era di E. 3.500.000, ch'egli si era dichiarato disposto ad estinguere.
Tali essendo le risultanze prefallimentari, il Tribunale di Bari rigettava il ricorso “perché il credito non appare infondatamente contestato”, ma, a seguito di reclamo del creditore, la Corte d'Appello, con decreto 22/6/88, ordinava al Tribuna di dichiarare il fallimento della ditta XXXXX, perché, comunque, il debito era stato riconosciuto da una ditta, i cui locali erano stati trovati chiusi.
Osservava l'opponente che la modestia del debito - mai provato dall'istante nel suo esatto ammontare - non poteva essere prova di stato d'insolvenza, sicché l'opposta sentenza doveva essere revocata, con condanna del creditore istante al risarcimento del danno, determinato in £. 100 milioni.
La curatela del fallimento e la ditta istante rimanevano contumaci.
Era ammesso interrogatorio formale deferito dall'attore alla titolare della ditta istante, senza alcun esito, per assenza della convenuta.
Pertanto, sulle conclusioni dell'attore, trascritte in epigrafe, la causa era riservata dal Collegio per la decisione all'udienza del 24 ottobre 1994.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’opposizione, ad avviso del Tribunale, appare fondata.

E', anzitutto, da premettere che oltre all’insinuazione della ricorrente, vi è stata soltanto quella della C.C.I.A.A. di Bari e, tardivamente, dell'Ufficio IVA di Bari, per importi non rilevanti.
Appare, quindi, chiaro che - a parte i debiti di natura pubblicistica - il XXXXX non aveva contratto altre obbligazioni verso fornitori o altri, sicché la sua ditta poteva e può considerarsi a conduzione abbastanza regolare.
Il credito della ricorrente, peraltro, basato su titoli cambiari e contestato dal debitore nel suo ammontare, non è stato mai effettivamente provato dal creditore. Essendo, infatti, le cambiali titoli di credito astratti, non si è mai compreso se le stesse fossero state protestate perché rimaste inadempiute, o se, invece, fosse venuto a mancare in parte il rapporto causale sottostante, come sostenuto dal debitore.
La ricorrente, infatti, non ha prodotto alcun documento o titolo giustificativo del suo credito, quanto al rapporto sottostante i titoli di credito, né, d'altra parte lo stesso debitore ha fornito una seria prova dei fatti posti a fondamento della sua contestazione.
E pertanto, se si considera che i debiti erariali non costituiscono di per sé, specie se     di modesta entità, prova seria di insolvenza, il Tribunale, facendo riferimento all'unico debito per cui era stata proposta istanza di fallimento, ha rettamente rigettato l'istanza stessa.
In ogni caso, ai sensi dell'art. 5 L.F. può essere dichiarato fallito il debitore che si trova in stato d'insolvenza: bisogna, quindi, valutare  con serenità se, alla stregua delle risultanze prefallimentari, il XXXXX versasse in tale stato.
Per giurisprudenza e dottrina consolidata, lo stato d'insolvenza consiste in uno stato d’impotenza patrimoniale non transitoria.
Tale stato, per unanime giurisprudenza, può essere dedotto da qualsiasi manifestazione che riveli, in modo non equivoco, l’impossibilità per il debitore di adempiere le proprie obbligazioni, o anche una sola obbligazione, quando l'inadempimento di essa riveli, in modo chiaro ed inequivocabile, l’esistenza di un patrimonio in dissesto.
Nella specie, invero, l'unico ricorso di fallimento era relativo ad un credito contestato dal debitore nel suo esatto ammontare. Tale contestazione, mentre è rivelatrice della volontà del debitore di adempiere l'obbligazione nella misura dovuta, o presunta tale, sembra escludere, d'altra parte, la sussistenza di un'impossibilità di adempiere, cioè sembra escludere la configurabilità, in concreto, dello stato d'insolvenza.
Quest'ultima circostanza sembra ricevere conferma, nella specie, dall'inesistenza di altri debiti a carico della ditta dichiarata fallita, se si eccettuano i debiti erariali, peraltro non di rilevante entità.
Da quanto esposto consegue, ad avviso del Collegio, che sembra da escludersi, nel caso di specie, l'esistenza di uno stato d'insolvenza del debitore dichiarato fallito.
Infatti, le risultanze prefallimentari comprovano l'esistenza di una situazione di dubbio in ordine allo stato d'insolvenza del debitore. Tale dubbio non pub risolversi giuridicamente se non in favore del debitore stesso, essendo egli la parte più debole del rapporto obbligatorio, portatrice, peraltro, dell'interesse generale alla conservazione delle imprese, che non versino in chiaro stato di decozione.
Come ulteriore conseguenza, la dichiarazione di fallimento della ditta opponente dev'essere revocata.
Non può, invece, essere accolta la richiesta di risarcimento del danno, proposta dallo stesso opponente, perché - come si è detto in precedenza - la contestazione del debito non è fondata su prova certa, né tanto meno si è trattato di contestazione giudiziale.
In conclusione, come la mancanza di prova da parte della ditta ricorrente in ordine alla sussistenza di un effettivo rapporto causale di credito, dell'entità pretesa, consiglia l'accoglimento dell'opposizione, cosi l'accennata mancanza di prova certa sulla contestazione da parte del debitore consiglia l'astensione da una pronuncia di condanna della ricorrente - peraltro già cessata nel dicembre 1990, come ha documentalmente provato lo stesso opponente - al ristoro dei danni.

Le stesse considerazioni determinano l'insorgenza di giusti motivi, che impongono la compensazione delle spese e competenze di giudizio tra le parti.

P. Q. M.
IL TRIBUNALE

definitivamente pronunziando sull'opposizione, proposta da XXXXX avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, pronunciata da questo Tribunale il 20/3/1989, in contumacia della curatela di detto fallimento e della ricorrente ditta individuale ”YYYYY”, in persona della titolare, YYYYYY, disattesa ogni diversa istanza, ceduzione o eccezione, così provvede:

  1. accoglie l'opposizione e, per l'effetto, revoca il fallimento della ditta individuale XXXXX, pronunciato con sentenza di questo tribunale del 20/3/1989;
  2. rigetta l'istanza di risarcimento del danno proposta dall'opponente nei confronti della ditta ricorrente;
  3. dichiara interamente compensate, tra le parti, le spese e competenze del presente giudizio. Così deciso nella Camera di Consiglio della IV Sez. Civ.-fallimenti del Tribunale di Bari il dì 31/10/1994.

Il presidente Estensore
Saverio Nanna


Depositata il 9 novembre 1994

La presente sentenza ha fatto passaggio in cosa giudicata in data 24-12-1995


Bari, 8 marzo 2001


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