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In tema di revoca di sentenza dichiarativa di fallimento

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N. 2145 SENT.
N. 2237 CRON.
N. 3433 REP.


Tribunale di Bari, IV Sezione Civile, riunito in Camera di Consiglio il 10/5/99, nella persona dei Magistrati:

  1. Dott. Aldo NAPOLEONE (Presidente Rel.),
  2. Dott. Francesco RUGGIERO (GIUDICE),
  3. Dott. Gianfranco CASTELLANETA (Giudice),

ha pronunziato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta sul ruolo generale affari contenziosi sotto il numero d'ordine N. 1159/94
TRA

XXXX, titolare omonima ditta …. elettivamente domiciliata in Bari presso lo studio dell'Avv. E. Cianciola dal quale è rappresentata e difesa,
- ATTRICE -

CONTRO

BANCA Z  soc. coop. a.r.l., in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in Bari presso e nello studio dell'Avv. M. T. Tamborra, dalla quale è rappresentata e difesa,
- CONVENUTA -
nonché

BANCA K. S.P.A., in persona del Direttore della Filiale di Bari, elettivamente domiciliata in Bari presso e nello studio dell'Avv. G. Chiaia Noya, dal quale e rappresentata e difesa,

- CONVENUTA -

YYYY, in persona dell'Amministratore Sig. M. M.,  elettivamente domiciliata in Bari, presso e nello studio dell'Avv. F. Lorusso, dal quale e  rappresentata e difesa.
- CONVENUTA –

E

CURATELA DEL FALLIMENTO XXXX, in persona del Curatore dott. Sabino Pelagio, elettivamente domiciliata in Bari, presso e nello studio dell'Avv. G. Costantino, dal quale è rappresentata e difesa.

- CONVENUTA –

All'udienza del 14/6/99 la causa veniva riservata per la decisione sulle conclusioni dei procuratori delle parti, the qui di seguito si riportano:
(per l'attrice XXXX dalla comparsa conclusionale dep. 2/6/99):
"… revoca del fallimento, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 21 L. F., con la contestuale dichiarazione di efficacia/ inefficacia di atti della procedura e con la condanna dei creditori istanti, in solido tra loro, nelle persone dei loro legali rappresentanti, al pagamento delle some di cui all'art. 21 L.F. e, in caso di opposizione ad una soma risarcitoria di £. 100.000000 (centomilioni), ovvero
quell'altra maggiore o minore ritenuta di legge e di Giustizia...."
(per la convenuta Banca Z dalla comp. risp. del 14/4/94):
"… confermare la sentenza dichiarativa. di fallimento di XXXX, rigettare l'avversa infondata opposizione, condannare l'attrice a spese e competenze di giudizio the vanno prededotte dalla massa attiva del fallimento, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 111 L.F. e 2770 C.C …."
(per la  convenuta Banca K s.p.a., dalla comparsa conclusionale del 20/1/99):
"... il rigetto dell'avversa domanda perché infondata, con vittoria di spese, competenze e onorari di giudizio..."
(per la convenuta  YYYY s.p.a. dalla comparsa di costituzione. dep. 20/4/94):
“... rigetto della domanda con contestuale conferma della sentenza di dichiarazione di fallimento; con vittoria di spese, diritti e onorari di causa …"
(per la convenuta Curatela Fallimentare sig.ra XXXX dalla comparsa conclusionale dep. 3/6/99):
“... insiste per il rigetto dell'opposizione proposta poiché infondata in fatto e in diritto, con vittoria di spese diritti e onorari del giudizio..."
 

Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato in data 22/23.2.1994 XXXX, titolare della omonima ditta esercente l'attività di commercio con sede in Bari, via D.  e con altro esercizio in M., Zona Industriale Km 81, 100. denominato "GGGG", dichiarata fallita
con sentenza del Tribunale di Bari del 7.2.94, proponeva opposizione avverso la pronunzia e ne chiedeva la revoca, deducendo la insussistenza dei presupposti soggettivo ed oggettivo del fallimento;       
osservava, in particolare e in sintesi che:

  1. non aveva avuto tempestiva conoscenza delle istanze di un secondo istituto di credito e di una ditta fornitrice;
  2. i creditori procedenti non avevano previamente esperito il tentativo di esecuzione individuale;
  3. la sua era una piccola impresa fondata sulla sua personale attività, non assoggettabile a fallimento;
  4. l'esercizio di via D. era chiuso dal 31.12.1991, dopo che ignoti avevano fatto esplodere nelle vicinanze un ordigno, che aveva provocato danni all'immobile; in seguito  a ciò la ditta " XXXX Gioielli di XXXX” si era trasformata in "GGGG" con sede prima nella medesima via D. Alighieri e poi in M.; ogni attività era, comunque, cessata anche formalmente in data 31.12.1992, come certificato dalla Camera di Commercio;         

conveniva, quindi, in giudizio, la curatela del fallimento e i creditori istanti Banca K, Banca Z e S.p.a. YYYY, chiedendo, anche, in via istruttoria prova testimoniale, volta a dimostrare le dimensioni dell’impresa e la cessazione;
si costituivano in giudizio:

  1. con comparsa di risposta del 15.4.1994 la Z, deducendo, in ordine, alla asserita cessazione, che:
    1. nel febbraio del 1992 la opponente aveva, mutato il nome della ditta e trasferito la sua attività in M.;
    2. nell'aprile del 1993 era stato protestato un assegno rilasciato in favore di fornitore; in ordine alla insussistenza dello stato di insolvenza, che a carico della XXXX erano stati elevati numerosi protesti; in ordine alle dimensioni dell'impresa, che la stessa aveva realizzato un giro di affari di lire 250.000.000; concludeva, quindi, chiedendo il rigetto della opposizione;
  2. con comparsa di risposta del 20.4.1994 la YYYY Spa., con sede in R., osservando in particolare che aveva inutilmente tentato la esecuzione individuate;
  3. con comparsa di risposta del 20.4.1994 la Curatela del Fallimento, deducendo che la cessazione dell'impresa era stata comunicata alla Camera di Commercio solo in data 10.1.1994, nell'imminenza del fallimento ed era comunque contraddetta, per come era stata dedotta, dalla circostanza che la opponente aveva operato durante il 1992, come attestato dalle "bolle di accompagnamento" del 15.12.92, siglate dal destinatario e probabilmente emesse a copertura della vendita delle rimanenze di magazzino;
  4. con comparsa di risposta del 21.4.1994 la Banca K S.p.a.., concludendo per il rigetto della opposizione;

all'udienza collegiale del 14.6.1999, la causa, sulle definitive conclusioni dei procuratori delle parti, riportate in epigrafe, veniva riservata per la decisione.

Motivi della decisione

Ad avviso del collegio, solo uno dei motivi di opposizione, e precisamente quello che concerne la dedotta cessazione dell'attività da oltre un anno, è fondato e meritevole di accoglimento. Invero, quanto all'assunto secondo il quale alla opponente non sarebbe stata "contestata" la proposizione della seconda e della terza istanza di fallimento. Basterà richiamare il consolidato e condivisibile orientamento giurisprudenziale, secondo il quale la esigenza di mettere in condizione resistente di articolare le sue difese, alla base della sua necessaria convocazione a seguito della presentazione di istanza di fallimento, è pienamente assolta allorquando il medesimo sia informato della presentazione del primo ricorso, senza che occorra riconvocarlo in relazione alla presentazione dei successivi, restando a suo carico l’onere di seguire lo svolgersi della procedura.
Quanto alla dedotta dimensione "piccola" della impresa, è noto che non è assoggettabile a fallimento, sotto il profilo dimensionale in discorso, l’impresa nella quale il fattore lavoro (del titolare e dei suoi familiari) sia prevalente su gli altri fattori della produzione (capitale investito e lavoro dipendente) in guisa da potersi dire che si tratti di impresa inidonea a produrre profitto speculativo e capace solo di procurare al titolare gli ordinari mezzi di vita. Orbene, nel caso di specie già dalla situazione patrimoniale al 31.12.1990, allegata alla istanza di "fido" alla Banca Z, risulta che l’azienda aveva un giro di affari a quella data di ca. 250.000.000 di lire, un utile di 43 milioni, scorte per ca. 176.000.000; analogamente considerevoli risultino gli acquisti e gli incassi per il 1991 e per 1992 registrati nella contabilità esibita dalla curatela.
Se ne può dedurre agevolmente, anche considerando la natura e la ubicazione centrale dell'attività, che la opponente impegnò nella impresa un capitale certamente consistente e superiore a quello che normalmente connota la piccola impresa come sopra definita.
 Quanto alla sussistenza dello stato di insolvenza sarà sufficiente rimarcare, a dimostrazione della indubitabile ricorrenza del presupposto oggettivo in discorso del fallimento, come già, in dipendenza dell'esplosione dell'ordigno, l'azienda si trovò nella oggettiva impossibilità di operare normalmente nella originaria sede di via D. , tanto da essere costretta a trasferirsi in M., dopo avere mutato la ditta e la stessa natura dell'attività. Inoltre, dallo stato passivo del fallimento si ricava che alle tre obbligazioni inadempiute e non contestate, di cui alle istanze di fallimento, se ne sono aggiunte altre per un importo complessivo della debitoria, privilegiata e chirografaria, di oltre cento milioni di lire; la curatela, poi, ha messo in evidenza, non smentita, che la ditta ha subito nel 1993 numerosi protesti di titoli, espressione, come è noto, inequivoca dello stato decozione.
In definitiva, quindi, al di là di ogni considerazione, non pertinente, in ordine alla "imputabilità" della insolvenza, non è seriamente contestabile che la opponente non fosse in grado di adempiere con regolarità alle sue obbligazioni.
Deve,di contro, convenirsi che ricorrono diversi elementi univocamente deponenti nel senso di una cessazione effettiva dell'attività di impresa da oltre un anno alla data della dichiarazione di fallimento.
Va a questo proposito rilevato che lo stesso curatore, nella prima relazione del 12.3.94, evidenziò che la XXXX, a seguito della impossibilità di operare in Bari in conseguenza dei danni derivati all'immobile dall'attentato, aveva si continuato ad acquistare merce, ma depositandola, in un magazzino in M.- Zona Industriale - di proprietà del fratello; aveva, peraltro, cessato in maniera definitiva la sua attività, denunziando la cessazione al 31.12.92 all'Ufficio IVA di Bari; né, nel corso del 1993 o in seguito, aveva effettuato operazioni commerciali riflettenti la sua attività di impresa.
La circostanza da ultimo evidenziata risulta, poi, confermata anche dalla documentazione allegata alle istanze di ammissione al passivo, che riguardano tutte obbligazioni assunte in precedenza. La stessa sospetta operazione che emerge dalle bolle esibite dalla curatela e che potrebbe riguardare la vendita delle rimanenze e' del 15.12.1992; e, quindi, inidonea allo scopo di dimostrare la continuazione dell'attività nell'anno antecedente la dichiarazione.
E' pur vero, quindi, che “ai fini della decorrenza del termine annuale entro cui può essere dichiarato il fallimento dell'imprenditore ... la cessazione dell'attività di impresa presuppone che in tale periodo non siano compiute operazioni intrinsecamente identiche a quelle poste normalmente in essere nell'esercizio dell'impresa”- (Cass. 4.9.98). E’ anche innegabile, tuttavia, che non possono essere definite tali le operazioni di mero adempimento di obbligazioni pregresse; e meno che meno, di per se, i protesti dei titoli, the, come nel caso in esame, risultino comunque emessi in data antecedente all’anno. Con la conseguenza che vani sono risultati gli sforzi della curatela – la quale si poteva giovare di quanto riferito dallo stesso curatore – e dei creditori istanti di dimostrare che la opponente realizzò nel 1993 operazioni riconducibili all'oggetto- normale della sua attività imprenditoriale.
Può anche aggiungersi, ad ulteriore conforto, che la impossibilità di continuare ad operare nei locali di Bari risulta, sempre anche dalla relazione del curatore, come un dato oggettivo, e che il trasferimento in M. non sembra abbia rappresentato per la impresa più che un tentativo vano di continuazione dell’attività.
Il fallimento, dunque, deve essere revocato, essendo stato dichiarato sicuramente malgrado il decorso del termine di cui all'art. 10 L. F.
Va respinta, invece, la pretesa della opponente di condanna dei creditori istanti ai danni e alle spese della procedura. Laddove si consideri, invero, che la XXXX denunziò la cessazione della sua impresa solo all' Ufficio Iva, laddove la denunzia alla Camera di Commercio è del febbraio 1994 e riguarda, a quanto sembra, la società di fatto " XXXX & Figli”; sicché, anche in conseguenza della mancata allegazione di documentazione del contrario da parte della stessa opponente, non può escludersi addirittura la perdurante iscrizione della ditta individuale, che, d'altro canto, solo le risultanze del registro tenuto dalla Camera di Commercio attengono al sistema
e potrebbero rendere "opponibile" la cessazione; che i crediti fatti valere dagli stanti sono sussistenti e non contestati; che la verifica della ricorrenza dei presupposti oggettivo e soggettivo del fallimento riguarda il Tribunale, assolvendo il ricorso. In definitiva alla funzione di una mera denunzia, deve di necessità concludersi nel senso che nella condotta degli istanti non possono ravvisarsi davvero gli elementi costitutivi della colpa grave o della mala fede; e che neppure può agli stessi attribuirsi di avere agito senza la normale prudenza (Cass. .. 8781/98).
Per quanto concerne le spese del giudizio, le ragioni del decidere giustificano ampiamente la compensazione integrale.

P T M

definitivamente pronunziando sulla opposizione proposta con atto di citazione del 18.2.1994 da XXXX avverso la sentenza in data 7.2.94, dichiarativa del suo fallimento, nei confronti della curatela del fallimento, della Banca Z., della Banca K e della S.p.a. YYYY, uditi i procuratori delle parti, ogni contraria istanza, deduzione, eccezione disattesa, cosi provvede:

  1. revoca il fallimento dichiarato con sentenza del Tribunale di Bari del 7.2.1994 di XXXX, nata a Bari il…, esercente l'attività di gioielleria con esercizio già sito in Bari, via D. e altro esercizio in M. - Zona Industriale - ;
  2. rigetta la domanda della opponente di provvedimenti ex art. 21 L. F. e di risarcimento dei danni;
  3. dichiara interamente compensate tra le parti le spese del giudizio.

Così deciso in Bari, addì 21.6.1999 nella Camera di Consiglio della Quarta Sezione Civile del Tribunale.

Il Presidente
Aldo Napoleone

Il cancelliere
Dott.ssa Carmela Zaccaria

Il Direttore di Cancelleria
Dr. Domenico Procopio

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 1999

La presente sentenza ha fatto passaggio in cosa giudicata in data 17-10-2000.
Bari, lì 26 ottobre 2000.


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